Ma quale sostegno all’Ucraina! L’Italia deve uscire dall’Ue dell’euro e aderire al dollaro americano. Intanto gli USA mettono un’ipoteca sui gasdotti Nord Stream del Baltico (con il sì di Putin)

Una Domenica di ‘Carnevale europeista’ a Londra. La fine della NATO che ormai non ha più motivo di esistere

Dopo il ‘Carnevale europeista’ andato in scena a Londra è arrivato il momento di occuparsi di cose serie. Abile fino ad oggi la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, a barcamenarsi tra l’Unione europea che sta affondando e il nuovo corso non di Washington, ma dell’asse Washington-Mosca. Ora si comincia a giocare a carte scoperte in Ucraina e nei tre versanti che fino ad oggi hanno contraddistinto l’Occidente a guida dei Democratici americani: globalizzazione, ideologia gender e migrazioni di massa. In questo articolo cercheremo di illustrare perché, per l’Italia, è arrivato il momento di chiudere la fallimentare esperienza nell’Unione europea dell’euro e di aderire senza perdere altro tempo al dollaro americano. L’Unione europea è finita ed è cambiato il paradigma anche nel Mar Baltico, dove l’America di Donald Trump, con la ‘benedizione’ della Russia di Vladimir Putin, ha posto un’ipoteca sui gasdotti Nord Stream 1 e 2. Questi due gasdotti sono stati realizzati da Russia e Germania con circa 15 miliardi di euro pagati dai tedeschi. L’obiettivo era portare il gas russo in Germania. Con lo scoppio della guerra in Ucraina l’America di Joe Biden ha bloccato i due gasdotti. Oggi Trump e Putin li sbloccano ma le condizioni per fare arrivare il gas russo in Germania e in Europa le dettano loro. Come accennato, è cambiato il paradigma: con i Democratici di Biden alla Casa Bianca, USA, NATO e Unione europea ‘accerchiavano’ la Russia; con il Repubblicano Trump, America e Russia ‘accerchiano’ l’Europa e mettono in fuori gioco la NATO, che ormai non ha più motivo di esistere.

Per chi non l’avesse ancora chiaro, con Trump alla Casa Bianca è iniziata la fine di globalizzazione, ideolgia gender e migrazione di massa

Donald Trump e Vladimir Putin procedono come rulli compressori nell’opera di disarticolazione del sistema economico ultra-liberista e globalista. L’Unione europea è stata l’avanguardia della globalizzazione economica che sta franando. Americani e russi vogliono la fine della Ue, che peraltro si ritrova senza materie prime e senza energia in un mondo che va verso il drastico ridimensionamento del commercio globale, che sarà sostituito dalla tendenza degli Stati verso l’autosufficienza. Anche la Cina si sta adeguando a un mondo senza l’illusione demenziale di “poter produrre tutto, perché si esporta tutto”. Cambia anche l’atteggiamento dell’Occidente verso il mondo gender: quest’ultimo si è legato al sistema globalista e ai Democratici americani e ai suoi alleati, ovvero a quasi tutte le finte sinistre occidentali, che hanno sostituito i diritti sociali con i diritti civili. Trump, appena insediatosi, ha detto che “i sessi sono due”. Il segnale che la ‘bordelliata’ della ‘moltiplicazione dei sessi’ e dei sessi intercambiabili è finita. O almeno gli aedi di tale ideologia non sono più al Governo degli USA. Stop anche per le migrazioni di massa senza fine. Il passaggio storico è centrale, perché globalizzazione dell’economia, ideologia gender e migrazioni di massa puntano a disgregare la società tradizionale imperniata sulla famiglia e sull’economia al servizio dell’uomo. Con Trump alla Casa Bianca si cambia registro e finisce il tempo del primato dell’economia sulla politica. E’ la fine dei laburisti inglesi, della SPD tedesca, dei Socialdemocratici svedesi, della finta sinistra olandese, del Partito Democratico italiano e, in generale, di tutte le finte sinistre occidentali che hanno abbracciato ultra-liberismo e globalismo tradendo i propri elettori che, non a caso, o non li votano o non vanno a votare.

Per capire cosa succede in Ucraina bisogna seguire i mezzi d’informazione non foraggiati dall’USAID e dall’Unione europea

E’ in questo scenario che si inserisce la guerra in Ucraina, che la Russia ha già vinto sul campo. Gli ‘europeisti’ continuano a blaterare di fantomatiche marce e improbabili sostegni all’Ucraina, questione che americani e russi hanno già risolto. Chi segue i mezzi d’informazione non foraggiati da USAID e Unione europea sa che, mentre a Parigi e a Londra si chiacchiera del nulla mescolato col niente, i russi stanno completando l’operazione Ucraina. Le truppe di Putin avanzano in Ucraina senza trovare molti ostacoli, anche perché la NATO e gli stessi vertici militari ucraini non hanno più truppe per opporsi ai russi. Nella Regione russa di Kurks, oggetto di una grottesca invasione da parte di mercenari occidentali e ucraini, gli ‘invasori’ sono diventati prigionieri. I russi potrebbero chiudere la partita anche qui, ma invece temporeggiano: forse, d’accordo con gli americani, vogliono la resa senza condizione degli ‘invasori’, ovvero un’umiliazione. Russi e americani sanno benissimo che gli ‘europeisti’, che si riempono la bocca di ‘pace’, di ‘missioni di pace’ e via continuando non troveranno mai un accordo per inviare truppe in Ucraina.

Gli effetti della fine della globalizzazione dell’economia nel mondo

Per l’Ucraina la parola d’ordine di russi e americani è una: sfiancamento. Sfiancamento dell’Ucraina e sfiancamento dell’Unione europea. Al massimo ci potrebbe essere una mezza fuga in avanti di Francia e Regno Unito: sarebbe un disastro, perché ci sarebbero altri morti e crescerebbe l’insofferenza dei russi verso l’Europa. Qualcuno si chiede: e la Cina? Domanda legittima. La Cina in Ucraina ha appoggiato la Russia. E ha sempre considerato l’Europa un’importante ‘piattaforma neutra’ nello scontro con l’area del dollaro americano. Ma adesso lo scenario è mutato. La Cina è un Paese comunista. I cinesi hanno utilizzato il sistema ultra-liberista e globalista prendendo ciò che a loro faceva comodo e rifiutando ciò che a loro non faceva comodo. I cinesi hanno esportato in Europa tantissimi prodotti a prezzi bassi, sfruttando, ad esempio, l’impoverimento di alcuni Paesi europei dove i cittadini hanno sostituito i propri prodotti con quelli cinesi, dal vestiario ai pomodori freschi e soprattutto trasformati, per citare solo due esempi. Oggi la Cina ha capito che America e Russia hanno cominciato a disarticolare la globalizzazione economica. In una realtà senza globalizzazione economica la Cina non sa più che farsene di un’Unione europea piazza neutra. Oltre che a esportare beni, i cinesi dovranno anche loro iniziare a pensare all’autosufficienza, che arriverà sempre meno dalle importazioni e sempre di più dalle proprie produzioni. Anche i Paesi del BRICS, capeggiati dalla stessa Cina, dovranno rivedere la propria strategia. Mentre con la globalizzazione ogni Paese del mondo si ‘specializzava’ nel produrre solo alcuni beni a costi bassi rispetto ad altri Paesi, importando tutto il resto, con la fine della globalizzazione ogni Paese dovrà tendere verso l”autosufficienza, soprattutto sul fronte alimentare, complici le bizze del clima.

L’Italia deve approfittare della crisi irreversibile dell’Unione europea per aderire al dollaro americano

Ovviamente, la reazione dei globalisti, del mondo gender e dei criminali che gestiscono il grande affare dei migranti è rabbiosa. Tra l’altro, in America, all’arrivo di migranti si lega il commercio di stupefacenti: e questo, soprattutto per i criminali, è un problema: e non ci riferiamo solo ai ‘cartelli’ del Sudamerica ma anche a chi opera e lucra nel territorio statunitense. La presenza di migranti e la droga interessa anche l’Europa, visto che tante piazze di spaccio sono gestite dal connubio tra criminalità organizzata locale e disperati arrivati da mezzo mondo. Da parte sua l’Ue, che come già ricordato non ha né energia, né materie prime, è ormai prigioniera di se stessa e della propria dabbenaggine politica ed economica. La moneta unica europea – l’euro – è stata voluta dalla Germania in un mondo globalista che consentiva a questo Paese di vivere e prosperare sulle esportazioni. Senza energia per produrre a costi bassi, senza globalizzazione e quindi senza mercati dove esportare la Germania e tutti i Paesi europei legati alla stessa Germania sono fregati. Non solo. Il folle sistema di ‘monetazione a credito’ crea rigidità, che si può rimuovere solo con indebitamento che dovrebbe coinvolgere 27 Paesi: ulteriore follia. Così torniamo all’inizio di questo articolo: l’Italia deve approfittare subito della crisi irreversibile dell’Unione europea per aderire al sistema monetario americano. Ricorrendo all’istituto del debito detestabile e con l’appoggio dell’America, l’Italia pagherebbe, sì e no, un decimo del debito pubblico: circa 300 miliardi di euro invece che 3 mila miliardi circa, tornando ad essere un Paese libero. Pensate un po’ che liberazione non vedere più le facce di Ursula von der Leyen e di Macron…

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