Dazi doganali americani: 3° puntata. Trump è partito con i dazi per trattare con i vari Paesi. Ora il suo vero obiettivo è disarticolare il sistema globalista cominciando a ‘picconare’ le Borse

I dazi al 54% alla Cina rappresentano una chiusura verso questo Paese. Con gli altri Paesi colpiti il presidente americano vuole trattare. I dazi di Trump colpiscono anche il dumping salariale che sta distruggendo l’agricoltura dell’Europa mediterranea

Ancora una volta Donald Trump (foto sopra tratta da Wikipedia) ha cambiato idea. Aveva detto che i dazi sarebbero stati uguali per tutti, con qualche piccola variazione. Invece il presidente Il presidente degli Stati Uniti d’America ha optato per i dazi a ‘fisarmonica’, ovvero diversi da Paese a Paese: i dazi doganali al 54% alla Cina (il 20% erano già in vigore) significano una chiusura verso questo Paese comunista che, lo ricordiamo, ha ‘usato’ a piene mani il sistema globalista e che, comunque, ha già iniziato a cambiare strategia. I dazi del 20% all’Unione europea sono un mezzo ramoscello d’ulivo con un doppio messaggio chiaro: togliete i dazi che da decenni avete appioppato ai prodotti americani e porte aperte alle aziende europee che si trasferiranno, armi e bagagli, in America. I dazi del 31% alla Svizzera sono un’altra chiusura verso un Paese di furbi che dagli USA ha preso tanto dando poco o nulla. I dazi al 10% al Regno Unito sono un avvertimento ai laburisti che governano questo Paese: evitate di fare altri ‘casini’ o sarà peggio per voi. I dazi al 24% al Giappone sono un avvertimento: troviamo un accordo serio su import-export che tuteli entrambi e li azzeriamo, sennò arriveremo al 50%. Idem per l‘India che si ‘sciropperà’ dazi al 26% e per la Corea del Sud (25%). Chiusra per i prodotti di Cambogia (49%), Thainlandia (36%), Indonesia (32%) e Taiwan (32%). Per la cronaca, Trump, oerando sui dazi doganali, non sta solo invitando le aziende europee a trasferirsi in America, ma sta operando affinché le aziende americane che negli anni passati hanno trasferito i propri stabilimenti in Canada e in Messico tornino a lavorare negli Stati Uniti. I dazi di Trump servono anche per combattere il cosiddetto dumpung salariale, ovvero i Paesi che attirano le aziende di altri Paesi grazie al costo del lavoro più basso. Sempre per la cronaca, il dumping salariale è una delle tante ‘teratologie’ economiche del sistema globalista: una sorta di schiavismo legalizzato che sta massacrando l’agricoltura europea, con riferimento soprattutto ai prodotti agricoli dell’Europa mediterranea. Con la ‘benedizione’ dell’attuale Unione europea.

Ricordiamo che questa è la seconda ondata di dazi doganali americani. La prima ondata ha colpito acciaio e alluminio

Quella avviata da Trump è la prima fase. Come in una partita di poker, il presidente americano aspetta le risposte-proposte dei governi di questi Paesi. Magari entro il 5 Aprile, giorno in cui entreranno in vigore i dazi doganali. Ricordiamo che gli americani hanno già imposto dazi del 25% su acciaio e alluminio. Al di là delle parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che annuncia battaglia, la Ue è bloccata. Le competenze in materia di commercio internazionale sono state tolte ai 27 Paesi Ue e concentrate nelle mani dell’esecutivo Ue. Che dovrà mettere d’accordo i governi di 27 Paesi. Cosa estremamente difficile. Di solito decide per tutti la Germania d’accordo con la Francia. Ma la Germania è senza un nuovo Governo a un mese e mezzo dalle elezioni politiche, perché i finti democristiani di Friedrich Merz e i finti socialisti di Olaf Scholz non riescono a trovare la ‘quadra’ per governare insieme: l’unica cosa che accomuna queste due forze politiche è l’essere al servizio del sistema ultra-liberista e globalista che sta crollando sotto i colpi di maglio dell’America di Trump. Gira voce che il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, avrebbe preparato una lista di prodotti americani da colpire con quelli che, alla fine, sarebbero dei contro-dazi. Di fatto, la dichiarazione di una guerra commerciale agli USA. Una scelta rovinosa per un’Unione europea senza gas, senza petrolio, con poche materie prime, già in guerra contro la Russia che sta vincendo in Ucraina e, soprattutto, con un’economia allo sbando: perché l’economia europea è allo sbando. Allora cosa farà la Ue? Altri danni sono certi, i particolari li conosceremo nelle prossime ore o chissà quando…giganti americani del Web, Borse in caduta,

L’Ue appiopperà nuovi balzelli ai giganti americani del Web? Trump sarà felice! Perché le Borse di tutto il mondo sono a rischio

Non mancano gli aspetti comici. Leggiamo qua e là che gli ‘europeisti’, che fino ad oggi, dove più, dove meno, hanno tartassato di tasse e imposte i propri cittadini, vorrebbero ora ultra-tassare i cosiddetti giganti del Web americani per ripicca contro gli USA. Con questa ‘minaccia’ pensano che Trump toglierà subito i dazi doganali all’Unione europea. Il problema – per l’Unione europea – è che a Trump dei giganti americani del Web non gliene può fregare di meno. Ricordiamo che alle elezioni presidenziali americane del Dicembre 2020 tutti i giganti americani del Web erano schierati in favore del candidato del Partito Democratico, Joe Biden. Mentre l’allora candidato Repubblicano Trump subì censure di tutti i tipi. Alle ultime elezioni presidenziali i giganti del Web non si sono schierati. E dopo la vittoria di Trump stanno provando a diventare ‘amici’ di Trump che fa finta di averli perdonati ma che li massacrerà quando lo potrà fare. Per dirla in breve, a Trump una scarica di balzelli ‘europeisti’ sulle teste dei giganti americani del Web non potrà che fare piacere. L’unico grande social americano che Trump deve difendere è X del suo amico Elon Musk. Ma Musk è tra gli uomini più ricchi del mondo e degli eventuali balzelli ‘europeisti’, per dirla alla siciliana, sinni sta futtennu! Un’altra ‘presunta arma’ che gli avversari di Trump pensano di giocare per fargli rimangiare i dazi doganali è l’eventuale crollo delle Borse. Ma Trump punta a smantellare il sistema globalista che da almeno un trentennio ‘infesta’ le Borse di quasi tutto il mondo. L’obiettivo dell’attuale amministrazione americana è ‘terremotare’ i listini di tutte le Borse mondiali: e infatti la crisi delle Borse è già cominciata. Quello che stiamo cercando di dire è che siamo soltanto all’inizio di un mutamento epocale destinato a sconvolgere le economie di tutto il mondo.

Fine terza puntata/ Continua

Dazi doganali americani: 1° puntata. L’Ue fino ad oggi ha sfruttato e piene mani il mercato USA. Trump sgama le furbate irlandesi. Il dilemma del Canada: affondare o diventare il 51° Stato USA?

Dazi doganali americani: 2° puntata. America, Russia e Cina smantelleranno la globalizzazione economica. L’Unione europea paga la propria dabbenaggine economica e politica

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